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in memoria delle sei giovani vite degli Eroi, 17/09/2009

Rabbia e Pietà Sono le sensazioni che si provano in questo momento. Cerco di immedesimarmi nei familiari dei caduti e di quelli dei feriti, con difficoltà. Il senso d’impotenza di questo ennesimo attentato può essere paragonato a quello dinanzi ai terremoti, alla trasformazione violenta di un’area, di una provincia o regione. La stessa attonicità dei sopravissuti si legge negli occhi di coloro che devono raccogliere i resti umani e soccorrere i feriti. I quali si rendono conto di avere di fronte un nemico senza un’uniforme, distintivi, sprezzante di ogni regola di diritto umanitario perchè accomuna nella sua violenza anche gli innocenti. Siamo in presenza di un terzo combattente, invisibile, per questo più temibile di ogni altro. In Afghanistan c’è una delle Brigate tra l’elite del nostro Esercito, la Folgore già riserva d’Armata all’epoca dei partiti contrapposti. Questa non è guerra ma guerriglia, un ambiente nel quale si sono persi altre Forze Armate di grandi ...

in memoria delle sei giovani vite degli Eroi, 17/09/2009

Rabbia e Pietà Sono le sensazioni che si provano in questo momento. Cerco di immedesimarmi nei familiari dei caduti e di quelli dei feriti, con difficoltà. Il senso d’impotenza di questo ennesimo attentato può essere paragonato a quello dinanzi ai terremoti, alla trasformazione violenta di un’area, di una provincia o regione. La stessa attonicità dei sopravissuti si legge negli occhi di coloro che devono raccogliere i resti umani e soccorrere i feriti. I quali si rendono conto di avere di fronte un nemico senza un’uniforme, distintivi, sprezzante di ogni regola di diritto umanitario perchè accomuna nella sua violenza anche gli innocenti. Siamo in presenza di un terzo combattente, invisibile, per questo più temibile di ogni altro. In Afghanistan c’è una delle Brigate tra l’elite del nostro Esercito, la Folgore già riserva d’Armata all’epoca dei partiti contrapposti. Questa non è guerra ma guerriglia, un ambiente nel quale si sono persi altre Forze Armate di grandi ...

Danzica Kabul porta d'Oriente

Danzica –Kabul, porta d’ Oriente Il cerchio sulla seconda guerra mondiale si è chiuso ammettendo i torti sia da parte della Germania che della Russia facendo pubblica ammenda del trattato Molotov-Ribbentropp prodomo al secondo conflitto mondiale. L’attuale situazione economica dovrebbe indurre a sedersi intorno ad un tavolo per conferire maggior slancio alla solidarietà Europea. Gli Stati Uniti discendono da Marte, dio della guerra e l’Europa da Venere, dea dell’amore. Un detto per esprimere il modo di risolvere le controversie internazionali degli Uni e dell’Altra o forse una scusa per aggirare il problema della Difesa Europea. Contrastante con il “ Si Vis Pacem para bellum”, coniato quando si trascuravano costi d’esercizio e valore aggiunto della vita umana. L’EDA (Agenzia sulla Difesa Europea) ha posto in atto un piano di sviluppo aderente agli interrogativi del secolo. Malgrado questi appaiono sovrapposizioni di compiti e pianificazioni con l’Alleanza Atlantica (NATO...

Danzica Kabul porta d'Oriente

Danzica –Kabul, porta d’ Oriente Il cerchio sulla seconda guerra mondiale si è chiuso ammettendo i torti sia da parte della Germania che della Russia facendo pubblica ammenda del trattato Molotov-Ribbentropp prodomo al secondo conflitto mondiale. L’attuale situazione economica dovrebbe indurre a sedersi intorno ad un tavolo per conferire maggior slancio alla solidarietà Europea. Gli Stati Uniti discendono da Marte, dio della guerra e l’Europa da Venere, dea dell’amore. Un detto per esprimere il modo di risolvere le controversie internazionali degli Uni e dell’Altra o forse una scusa per aggirare il problema della Difesa Europea. Contrastante con il “ Si Vis Pacem para bellum”, coniato quando si trascuravano costi d’esercizio e valore aggiunto della vita umana. L’EDA (Agenzia sulla Difesa Europea) ha posto in atto un piano di sviluppo aderente agli interrogativi del secolo. Malgrado questi appaiono sovrapposizioni di compiti e pianificazioni con l’Alleanza Atlantica (NATO...

Riportiamoli a casa, Si o No.

In o Out , Afghanistan, con un Si o un No . La missione in Afghanistan fu costituita dall’Organizzazione Atlantica, su mandato dell’ONU con una risoluzione( n. 1386 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001). Da allora si è passati da un organico di 58300 a quasi 70000 effettivi. Impegna i contingenti di 15 Nazioni, alle quali, nel tempo si sono aggiunti nuclei e moduli di Altre. Il Nostro sforzo è di 2795 soldati (il sesto, numericamente dopo il Canada ) ai quali si aggiunge il rinforzo per le prossime consultazioni elettorali. Dal dicembre 2001, si sono avvicendati al Comando dell’Operazione 12 comandanti tra i quali un Italiano, come l’attuale Capo di Stato Maggiore del Comando Operativo. Secondo uno studio di “ Care International ”, pubblicato nell'estate 2003 , in Kosovo c'era un soldato delle forze di pace ogni 48 abitanti, a Timor Est uno ogni 86, mentre in Afghanistan il rapporto è solamente di uno ogni 5.380 abitanti, dato a...

Riportiamoli a casa, Si o No.

In o Out , Afghanistan, con un Si o un No . La missione in Afghanistan fu costituita dall’Organizzazione Atlantica, su mandato dell’ONU con una risoluzione( n. 1386 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001). Da allora si è passati da un organico di 58300 a quasi 70000 effettivi. Impegna i contingenti di 15 Nazioni, alle quali, nel tempo si sono aggiunti nuclei e moduli di Altre. Il Nostro sforzo è di 2795 soldati (il sesto, numericamente dopo il Canada ) ai quali si aggiunge il rinforzo per le prossime consultazioni elettorali. Dal dicembre 2001, si sono avvicendati al Comando dell’Operazione 12 comandanti tra i quali un Italiano, come l’attuale Capo di Stato Maggiore del Comando Operativo. Secondo uno studio di “ Care International ”, pubblicato nell'estate 2003 , in Kosovo c'era un soldato delle forze di pace ogni 48 abitanti, a Timor Est uno ogni 86, mentre in Afghanistan il rapporto è solamente di uno ogni 5.380 abitanti, dato a...

IN MERITO ALLE PERPLESSITA' DEL SEGRETARIO DI STATO SIGNORA CLINTON

Non sono d’accordo sull’opinione della Signora Clinton, segretario di stato, in merito alla perplessità di dialogo con gli Stati Uniti. Il problema interno che l’Iran stà vivendo, deve essere considerato intrinseco come un travaglio storico per quella Nazione. Qualunque riserva può essere pregiudiziale per il futuro. Se come spesso accade di sentire, Washington considera l’avvio delle trattative con il governo Iraniano un passo alla soluzione del problema Medio Orientale, a mio avviso è fuori strada. Il problema del nucleare deve essere visto in chiave mondiale. L’Iran deve sentirsi grande tra i grandi, in un consesso dove siedono le maggiori potenze e non solo del G8, ovvero quelle che costituiscono il G20. In questa sede con India, Pakistan e Corea del Nord, si devono trattare le ragioni di ciascuno al possesso delle armi atomiche. Sovente è la paura di essere soprafatti quella che spinge all’egemonia del nucleare alcune Nazioni. L’uomo si sa teme l’ignoto ed i governi che siedo...