MANDI FRADIS
La sua presentazione ieri sera, 28 c.m. al cinema Esperia ha riscosso la commozione delle autorità ed un folto pubblico di alpini in congedo e familiari. Un caleidoscopio di solidarietà, vicinanza e fattività mescolate alla riconoscenza di un popolo fiero e dallo spiccato senso di appartenenza , il Friulano. La Memoria , il racconto dei protagonisti, le immagini prima e dopo il terremoto del Friuli, i
n particolare della cittadina più colpita Gemona , designata funestamente regina dell’Orcolat, rendono in pieno il dramma del durante e dopo. Indescrivibile la compassione , l’agire e soccorrere chi ne ha bisogno come donne, bambini ed anziani illimitatamente. I racconti di chi , in caserma Goi Pantanali, è stato estratto dalle macerie dopo 24 ore dal sisma. Nonostante le scosse di assestamento si susseguivano quasi scandendo un ritmo maledetto. Atal punto da mettere a dura prova la resilienza alla paura, la rabbia per l’impotenza di un nemico invisibile e tremendo che ci vomitava addosso i suoi sussulti. L’avvicendarsi degli Alpini in congedo , sotto la regia di uno storico presidente dell’ANA, Franco Bertagnolli , i quali si sono adoperati fino a Settembre ed oltre nel dare un tetto a chi lo aveva perso. La generosità ben riposta del governo USA, tramite il suo ambasciatore in Italia, John Volpe, di 43 milioni di dollari, per aiuti nella ricostruzione. Sicuramente la risultante della popolarità, valore e dignità dei Focolar Furlanis negli Stati Uniti . A questo si unirono la gara di diverse Nazioni Europee ed extra, compresa la Russia, l’allora URSS, nell’invio di materiali e provviste per i terremotati. Una gara di civismo, solidarietà senza distoglierci dalla sacrificio di ragazzi di leva, perlopiù ventenni, animati da una speciale empatia alla situazione. Dormivano sui cassoni degli autocarri fermi per inefficienze, abbandonati per cento teli tenda con i quali tamponammo una delle tettoie Keller, camerata unica con i cessi chimici all’aperto. Le scosse dell’11 e 15 Settembre completarono l’opera del 6 Maggio, esortati e convinti, i Gemonesi, lasciarono i ricoveri nelle tendopoli, verso le località balneari del Friuli e Veneto, precettati dallo stimato e apprezzato Onorevole Zamberletti, data l’incombenza dell’autunno ed inverno. Stagioni che in Friuli, sono particolarmente rigide con svariate precipitazioni. Una diaspora sostenuta da automezzi e dai ragazzi di leva, incessantemente. Miracolosamente tutto filò liscio come l’olio, eccetto qualche avaria di automezzo tra l’altro riparata alla bene e meglio dal momento che i magazzini e l’officina di Reparto erano state danneggiati dalla caduta di calcinacci e cornicioni. Uno di questi , intero, crollò, fortunatamente, sfiorando le mie spalle, nella scossa delle 11,00 del giorno 15 settembre. Riposare era divenuto un lusso, con la mia famiglia ci dettero provvisoriamente un abitazione a Codroipo dalla quale ero pendolare quotidianamente, esule tra gli esuli. Durante i turni di servizio dormivamo in coppia, dapprima con il Sottotenente Longo, di Portogruaro, poi con Marco Pettarin, di Cormons, in un vecchio carro centralino. Fino al Novembre di quell’anno maledetto quando ci trasferimmo a svernare in Udine. La la”Bevilacqua”, già sede di Reparti della I guerra mondiale, delle camicie nere, tedeschi e infine lasciata al regno di topi. Vitto alla “Spaccamela”, adiacente e comunicante con uno stretto varco alla nostra. Sede di Battaglioni Genio, facenti capo al 5°Corpo d’Armata di Vittorio Veneto, pullulava di effettivi, producendo enormi code all’ora del rancio.Ci inibiva l’eccessivo intervallo gestivamo un carico di automezzi inclusi quello del Reparto gemello in Carnia, più di 100 tra autocarri e autovetture da ricognizione. A turno, con il Btg Val Tagliamento, organizzavamo corsi di scuola guida ed istruttori per tutta la Brigata “Julia”. Con due rotabili una da 125 e l’altra da 200 razioni ci rendemmo autonomi ai pasti inclusi la colazione, consumati nel vecchio refettorio ridipinto con pittura fresca. Nel Gennaio del 1977 risistemammo piani di cottura e bruciatori delle vecchie cucine grazie ad un guizzo da pirata del mio comandante capitano Santi Ciccarello. A giugno rientrammo a Gemona nei prefabbricati Pizzarotti , dopo aver celebrato dinanzi alla macerie l’anniversario e commemmorato i cari Battaglia Osvaldo Bernardi Raffaele, Chiolerio Giacomo e Probbo Pasquale, ai quali la palazzina crollata aveva strappato la loro giovane vita.
n particolare della cittadina più colpita Gemona , designata funestamente regina dell’Orcolat, rendono in pieno il dramma del durante e dopo. Indescrivibile la compassione , l’agire e soccorrere chi ne ha bisogno come donne, bambini ed anziani illimitatamente. I racconti di chi , in caserma Goi Pantanali, è stato estratto dalle macerie dopo 24 ore dal sisma. Nonostante le scosse di assestamento si susseguivano quasi scandendo un ritmo maledetto. Atal punto da mettere a dura prova la resilienza alla paura, la rabbia per l’impotenza di un nemico invisibile e tremendo che ci vomitava addosso i suoi sussulti. L’avvicendarsi degli Alpini in congedo , sotto la regia di uno storico presidente dell’ANA, Franco Bertagnolli , i quali si sono adoperati fino a Settembre ed oltre nel dare un tetto a chi lo aveva perso. La generosità ben riposta del governo USA, tramite il suo ambasciatore in Italia, John Volpe, di 43 milioni di dollari, per aiuti nella ricostruzione. Sicuramente la risultante della popolarità, valore e dignità dei Focolar Furlanis negli Stati Uniti . A questo si unirono la gara di diverse Nazioni Europee ed extra, compresa la Russia, l’allora URSS, nell’invio di materiali e provviste per i terremotati. Una gara di civismo, solidarietà senza distoglierci dalla sacrificio di ragazzi di leva, perlopiù ventenni, animati da una speciale empatia alla situazione. Dormivano sui cassoni degli autocarri fermi per inefficienze, abbandonati per cento teli tenda con i quali tamponammo una delle tettoie Keller, camerata unica con i cessi chimici all’aperto. Le scosse dell’11 e 15 Settembre completarono l’opera del 6 Maggio, esortati e convinti, i Gemonesi, lasciarono i ricoveri nelle tendopoli, verso le località balneari del Friuli e Veneto, precettati dallo stimato e apprezzato Onorevole Zamberletti, data l’incombenza dell’autunno ed inverno. Stagioni che in Friuli, sono particolarmente rigide con svariate precipitazioni. Una diaspora sostenuta da automezzi e dai ragazzi di leva, incessantemente. Miracolosamente tutto filò liscio come l’olio, eccetto qualche avaria di automezzo tra l’altro riparata alla bene e meglio dal momento che i magazzini e l’officina di Reparto erano state danneggiati dalla caduta di calcinacci e cornicioni. Uno di questi , intero, crollò, fortunatamente, sfiorando le mie spalle, nella scossa delle 11,00 del giorno 15 settembre. Riposare era divenuto un lusso, con la mia famiglia ci dettero provvisoriamente un abitazione a Codroipo dalla quale ero pendolare quotidianamente, esule tra gli esuli. Durante i turni di servizio dormivamo in coppia, dapprima con il Sottotenente Longo, di Portogruaro, poi con Marco Pettarin, di Cormons, in un vecchio carro centralino. Fino al Novembre di quell’anno maledetto quando ci trasferimmo a svernare in Udine. La la”Bevilacqua”, già sede di Reparti della I guerra mondiale, delle camicie nere, tedeschi e infine lasciata al regno di topi. Vitto alla “Spaccamela”, adiacente e comunicante con uno stretto varco alla nostra. Sede di Battaglioni Genio, facenti capo al 5°Corpo d’Armata di Vittorio Veneto, pullulava di effettivi, producendo enormi code all’ora del rancio.Ci inibiva l’eccessivo intervallo gestivamo un carico di automezzi inclusi quello del Reparto gemello in Carnia, più di 100 tra autocarri e autovetture da ricognizione. A turno, con il Btg Val Tagliamento, organizzavamo corsi di scuola guida ed istruttori per tutta la Brigata “Julia”. Con due rotabili una da 125 e l’altra da 200 razioni ci rendemmo autonomi ai pasti inclusi la colazione, consumati nel vecchio refettorio ridipinto con pittura fresca. Nel Gennaio del 1977 risistemammo piani di cottura e bruciatori delle vecchie cucine grazie ad un guizzo da pirata del mio comandante capitano Santi Ciccarello. A giugno rientrammo a Gemona nei prefabbricati Pizzarotti , dopo aver celebrato dinanzi alla macerie l’anniversario e commemmorato i cari Battaglia Osvaldo Bernardi Raffaele, Chiolerio Giacomo e Probbo Pasquale, ai quali la palazzina crollata aveva strappato la loro giovane vita.



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