Volti, fedi e confini: memorie di un osservatore ONU”
Uscendo dalla basilica del Santo a Padova incontro un gruppetto di tre ragazze dal colore della pelle familiare, le quali si fotografavano a vicenda sul sagrato. Un attimo dopo, in inglese domando da dove vengono, mi rispondono, India, ribatto scommetto dal Kerala. Mi sorridono dicendo che ho indovinato, la sorpresa per qualche attimo ci accomuna e così ci salutiamo. A volte basta un incontro per farti andare indietro nel tempo. OIC(°) alla stazione dei Punch nel Kashmir, lato India, nel 1994. Quando mi scaraventarono dall’oggi al domani in missione presso UNMOGIP(°°). Ero io e lo staff in certe stazioni di osservazione e quella era meno che meno l’eccezione. Tra l’altro il cuoco e i ragazzi , uno di essi, Gurkha, parlavano poco poco inglese, ci intendevamo a gesti. L’amicizia di un autoctono, di religione sick.fu propizia per familiarizzare con l’area. Una cittadina con 50 mila abitanti , multireligiosa e multietnica, all’interno, incredibile, c’era anche una gruppo di cristiani, gente indigente. Il giovedì di ogni settimana il popolo, qualunque fede professasse, si ritrovava davanti un monumento a celebrare la pace tra religioni. Nella comunità c’era il convento scuola di Sant’Anthony, gestito da frati e suore provenienti dallo Stato del Kerala, la scintilla dei mie ricordi. E cos’ le domeniche, appena il mio servizio me lo permetteva, andavo ad assistere alla messa. I racconti dell’Italia, della cappella Sistina , il salire , a piedi, fino in cima, sulla cupola di San Pietro mi avevano attirato le simpatie dei religiosi e di quello che mi pareva fosse il priore, frate Joseph. A lui chiesi notizie su una signora, dall’aspetto distinto, la quale con i suoi due figlioli attendeva quasi sempre alle funzioni. Seppi era la moglie del Generale comandante la piazza, sorpreso, ricordai che noi osservatori militari dell’UN in India eravamo appena tollerati(°°).Il mio punto di contatto era il capo di stato maggiore della Brigata, un tenente colonnello, mio pari grado. Scorbutico , mi trattava con sufficienza, liquidandomi, dopo pochi minuti con un nothing to report. Biasciava mentre fumava quelle maleodoranti sigarette indiane mimando il gesto di offrirmene, ogni volta, malgrado rifiutassi. Passarono due domeniche circa, chiacchierando con il frate mi feci coraggio chiedendogli di presentarmi alla signora. Di rimando, mi chiese di tenere una lezione agli alunni dell’ultima classe della scuola ed una maestra interprete, sull’organizzazione delle Nazioni Unite. Concordammo, lo accontentai , ricevendone un riscontro di tenera accoglienza che tutt’ora mi accompagna con una foto a memoria. La domenica successiva ci fu la presentazione, breve e dai risvolti che furono abbastanza sorprendenti, perché la volta successiva, all’appuntamento domenicale, c’era finanche suo marito, il generale, nonostante , in seguito seppi, fosse indù. Il mio anfitrione mi presentò e così ebbi modo di scambiare quattro chiacchiere. Qualche giorno dopo, l’accoglienza con il mio contatto in brigata fu sorprendevole, un largo sorriso smorzato dal solito fumogeno, con l’invito ad un tè accomodandomi fronte a lui. Discutemmo su di una mappa di alcuni distaccamenti sulla linea di Simla(°°°), luoghi di scaramucce tra i due eserciti, il Pakistano ed l’Indiano. Volevo sorprenderlo ancora e raccomandai ad un collega, in partenza per breve soggiorno in Italia, di comprarmi , al duty free di FIumicino, una scatola di sigari dell’antico toscano. E così ad uno dei soliti rapporti bilaterali mi presentai con uno di questi, acceso. Mi accolse con il solito sorriso e l’eterno mozzicone, incuriosito del mio fumo. Lo accontentai senza omettere che la confezione era composta da tabacco e foglie arrotolate sulle cosce delle operaie toscane. Si ringalluzzì ed a quel punto, su richiesta, ne trassi uno intero e glielo porsi, raccomandandogli di leccarlo da una punta all’altra, prima di accenderlo, con il mio accendino. Alla prima boccata scoppiò in una serie di colpi di tosse che richiamarono il resto dello staff del comando. In quanto a me, mi feci una notevole forza per evitare di ridergli in faccia. Alzai la posta e gli dissi di fissarmi un appuntamento con il comandante prima che il mio periodo di servizio terminasse in quel posto, per una rapporto di fine missione. Grazie ai frati ed padre Joseph avevo raggiunto il m io scopo. Il rapporto che sviluppai sembrò essere gradito ai mie superiori, inoltrato sotto forma di relazione fino al Segretario Generale. Tra l’altro cadeva giusto, pochi giorni prima che rientrassi in Italia, dopo un anno di permanenza nell’area.(R.D.; riccadiaspa)
NOTE
(°)OIC , OFFICER IN CHARGE, così veniva chiamato l’osservatore responsabile di una stazione di osservazione, dove si svolgeva il servizio di ispezione alle segnalazioni ci vilazione del cessate il fuoco , assistenza ai colleghi durante il loro servizio di sopralluoghi degli avvenimenti, comunicazioni periodiche via radio con la base operativa.
(°°) dopo gli accordi di SIMLA, una città santa ai mussulmani , i rapporti tra l’ONU e l’India si sono raffreddati poiché per gli Indiani quell’accordo, dopo aver tracciato su tutto il Kashmir una linea di cessate il fuoco, sottoscritti da Indira Gandhi, tra il 1946 ed il 1948, erano contraddittori e fallaci. Per questo gli osservatori sono tollerati ma non ben accolti.
(°°°) La linea di cessate il fuoco prende il nome della Città ed è è lunga 740 Km, il territorio è denominato anche terra di Kashmir & Jammu
Pubblicato
29/03/2026 alle 22:02 su liberamenteitaliano.blog
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