Giustizia e politica, separazione necessaria o meno.
IPOTIZZIAMO DANDO PER SCONTATO
I magistrati sono cittadini e, come tali, hanno diritto di scelta nel voto e di idee politiche, purché queste si esprimano nella segretezza dell’urna elettorale.
Diciamo che riformare la nostra Costituzione, una delle più garantiste al mondo, sarebbe superfluo.
Al di là di questo, cos’è una legge se evitasse le contraddizioni, origine delle imperfezioni degli esseri umani,
tra chi è tenuto a rispettarla e coloro preposti ad esercitarne l’osservanza?
Forse prevenire sarebbe meglio che curare in extremis, piuttosto che ricorrere a provvedimenti tampone sull’onda delle emozioni che il momento provoca.
Il ruolo della giustizia
Sono rarità, fortunatamente, quei processi ritenuti farsa a persone alle quali, talvolta post mortem, sia stata riconosciuta l’innocenza, a danno sia dello Stato che dei malcapitati.
Cosa ne sia stato dei magistrati in quei casi, lo scrivente desidera ignorarlo, in quanto esula dalle sue competenze.
Oggi si impone una scelta da parte dei cittadini, fermo restando i tre gradi di giudizio.
Delle due:
- lasciare tutto com’è adesso, rispondendo NO al quesito di riforma
- accettare che la presunzione d’innocenza sia giudicata da chi esercita, temporaneamente e singolarmente, uno dei due ruoli.
Specializzazione o tuttologia?
Riflettendo su quel vetusto detto, “a ciascuno il suo mestiere”, si potrebbe fornire maggiore garanzia di giudizio attraverso esperienza e professionalità.
Tenuto conto che nell’era dell’intelligenza artificiale si impone sempre più l’esigenza di specializzazione nello specifico, piuttosto che la tuttologia.
Il timore, giustamente sollevato dai sostenitori del NO, è quello della politicizzazione dei giudicanti e degli inquirenti.
Un rischio plausibile, in un Paese come il nostro, in regime di democrazia parlamentare.
Quello che malauguratamente potrebbe verificarsi indipendentemente da quale partito o coalizione sia al governo pro tempore.
Difesa e disuguaglianze
Cosa dire dei difensori?
Nel caso tutto rimanga invariato, sarà sempre l’imputato con maggiori disponibilità a scegliersi legali di provata abilità.
Se, invece, si verificasse una politicizzazione dei processi, potrebbe persino diventare un vantaggio sapere con chi ci si confronterà, offrendo agli avvocati un ulteriore elemento per istruire la difesa.
La scelta finale spetta al cittadino
Ritengo che le riforme, a prescindere da chi le propone, servano a rinnovare piuttosto che a punire questa o quella categoria.
Invito chi sostiene quest’ultima tesi a riflettere prima di sentenziare.
Si tratta di formalizzare un’eguaglianza di rischi:
- per chi sostiene la propria innocenza
- e per coloro che indagano e giudicano per provarne il contrario
Dando per scontato che nulla cambierebbe rispetto a ciò che oggi è considerato legale o illegale, passibile di condanna, a prescindere dalla riforma.Mutano i rischi sia di chi giudica, di chi istruisce e del presunto reo , i primi la loro reputazione, l'altro l'entità della pena se ritenuto reo di colpevolezza.
impaginazione a cura Chaptgpt, testo e idea di

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