CENTRI CULTURALI(emigrazione )
Se raccontassimo una barzelletta in un’altra lingua, piuttosto che in Italiano, tra connazionali, perderebbe sicuramente d’effetto. Ci avete mai pensato , io credo di sì da persone intelligenti quali siamo, neanche un gendarme per famiglia potrebbe controllare h24 che i genitori dei ragazzi, emigrati, parlino nell’uso corrente, a casa loro, la perla del Divino Poeta. Quante volte vi sarà capitato di imbattervi di chi con lo smartphone sta conversando in un idioma a voi ignoto. Perchè le emozioni, quelle che provocano azioni sono e devono essere manifestate nel proprio linguaggio nativo. Io stesso quando voglio prendermi in giro , rievoco il mio dialetto d’origine, il grumese, ridendo e ricordando spesso le battute della mia povera mamma e papà. Ciò premesso, un veicolo che potrebbe invece essere un ausilio per diffondere la nostra cultura, le nostre regole magari con periodiche promozioni di eventi con il pretesto di scambi. Le occasioni ed i temi possono variare dalla culinaria al folklore e quanto sia di caratteristico per ogni singolo Paese e contrada, tanto da semplificare le differenze. Queste istituzioni fondate con dei Memorandum di Understanding con i Paesi dai quali proviene l’emigrazione potrebbero avere il duplice scopo, diffusione di informazioni e ricerca di personale . Certamente questo modus operandi comporta degli oneri finanziari e impone sinergie in ordine di personale, strumenti e conoscenze linguistiche. Un impegno che difficilmente una sola nazione sia in grado di sostenere. L’esempio personalmente citato dell’USIS in Bari come in altre città italiane era uno dei tanti, istituiti dal piano Marshall nel dopoguerra. Un po’ quello che oggi si vuole realizzare con il nostrano piano Mattei, se pur diversamente dalla diffusione culturale, diretto all’impiego di risorse umane sul posto. Rimane però nell’ambito della politica fai da te, riempiendo un gap dell’UE. Al contrario se questa iniziativa fosse con il marchio della corona stellata in campo azzurro, diretta a Centri Unici le risorse sarebbero condivise . Bisognerebbe evitare l’emigrazione di massa , alla quale ci sono due modi, con la forza oppure la pacifica informazione delle reali esigenze di ogni singola Nazione del Nostro Vecchio continente. Intitolare in Centri di Formazione e Avvio al lavoro gli odierni CPR, l’acronimo dei quali mi ricorda un tipo di provvedimento disciplinare da naia. Potrebbe divenire uno dei limiti affinché nella massa di emigranti ci sia il disoccupato alla mercé di mafia e delinquenza. Intanto continuiamo a dirci le storielle buffe nella nostra lingua o dialetto, tollerando che anche gli altri se le raccontino nella loro. (Riccadiaspa)
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