La paura degli adulti ha trovato un nome
Il compianto Presidente Pertini, soleva ammonire che la gioventù abbisogna di esempi anziché di discorsi. E partendo da questo aforisma ritengo che inasprire le leggi senza una contropartita, il rischio può essere motivo di saturazione delle aule di tribunali per minori senza raggiungere la finalità di colpire quello che definiamo maranza certa gioventù. Concordo con il Capo di Stato più amato dagli Italiani, più che frasi arruffapopoli, predicozzi, vanno dati insegnamenti, proposti degli esempi, date responsabilità. A tale proposito, cito le mie esperienze con i ventenni dei quali mi onoro essere stato il comandante per oltre vent’anni come testimonia la mia decorazione dalla stella d’oro. Quando arrivavano dai centri addestramenti reclute, di concerto con i miei subalterni, esortavamo i più rumorosi a frequentare il corso caporali. Un modo per sfruttare la loro autostima, la paventata superiorità o popolarità che mostravano sui camerati. Il più delle volte difficilmente ci sbagliavamo, diveniva il graduato modello nei momenti di crisi, in alcuni servizi, tipo quello di guardia ad esempio. Il resto dei giovani, più che ventenni, tranne rari casi dimostravano una maturità in odore di adolescenza , un pò come quelli di oggi più giovani. In genere , scavando nel, loro background, si trattava di figlioli cresciuti da genitori ultraprotettivi. A tale proposito, la tragedia di CransMontana mi invita ad una considerazione, quella della fiducia dei genitori riposta a suo figlio o figliola, di recarsi per divertimento in Svizzera, in un locale forse di ignota rinomanza. Ne converrete che aldilà di quanto sia accaduto, tutt’ora da appurare, gli o le ha attribuito responsabilità e maturità sufficiente a fidarsi. Dandolo per scontato cosa mancherebbe loro per affidargliene ulteriormente. Tra l’altro la possibilità di conseguire la patente automobilistica e moto a 16 anni, congiuntamente alla facoltà di votare per i consigli delle amministrazioni locali. Preparandosi a proporsi come consiglieri a diciott’anni e per sindaci a 21. In quanto alle società sportive, le quali in genere attirano e coltivano i talenti dei giovani anche precedentemente l’adolescenza. Eccezione quelle calcistiche dove addirittura si pagano cifre difficilmente esigibili da una famigliola, affinché i figli possano tirare calci ad un pallone. Una limitazione che condiziona l’individuazione dei talenti, con la complicità dei club di seria A e successive data la loro preferenza per giocatori stranieri ai nazionali. E così diminuiscono i campioni da schierare in Nazionale e ci si lamenta del gioco ancor più delle sconfitte. Riprendendo, l’inasprimento delle pene, finiremo per addestrare probabilmente piuttosto che influire sulla diminuzione della delinquenza minorile(*). Demonizzare i giovani è come fare altrettanto per i genitori, poiché di colpe la famiglia probabilmente ne ha più di loro. Fortunatamente il patriarcale sembra si sia perso nella notte dei tempi, ove sopravviva e li manipolassimo rilevandone i difetti, sminuendone i pregi, ogni ragazzo o ragazza, da adulto ne soffrirebbe. Nella peggiore delle ipotesi potrebbe soffrire di autolesionismo, nelle migliori lo riverserà sugli altri ed infine contro suo padre, madre o entrambi. Inoltre più proibiremo e maggiormente dovremo aspettarci la contromossa, di massima il proibizionismo è stato sempre contraddistinto dalle trasgressioni; provate a farci caso,, generalmente ci sono più pescatori di frodo, per pesci, dove la pesca è vietata. Il vanto e l’emulazione a contravvenire ad un divieto è insito nell’essere umano, lo intensifica piuttosto che diminuire, maggiormente in certa gioventù, ignorando che essa è materia viva più che scarto. (*)
Note.
(riccardo diasparro- riccadiaspa)
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