LA “ CAGNA “ di Salonicco
Nel caos della guerra la lealtà arriva senza parole
Mi rendevo conto dell’utilità di quella attività di ufficiale addetto al nucleo transito in quel porto malfamato. Notoriamente per la mafia e perchè infestato da topi , grossi a tal punto che nemmeno i cani randagi, in branco di notte, riuscivano a stanare. Si aggiravamo spesso nel capannone, di fronte al nostro bunker, dove centinaia di brande servivano a posti di sosta e ristoro per le truppe in attesa di imbarcarsi dal porto oppure con bus navetta, fino all’aeroporto, per rientrare, con voli charter in Italia. Mi trovavo a Salonicco, durante la guerra in Kosovo e la diatriba con i Serbi. Le mie precedenti esperienze all’estero ed alla Brigata Alpina Julia . In quest'ultima avevo effettuato il compito di addetto allo sbarco ed imbarco di personale, uomini e mezzi dell'Unità e per il mio Reparto, il Battaglione Logistico. Mi avevano arricchito, professionalmente e sul lato umano, in quanto cercavo sempre di intessere rapporti sebben saltuari con gente del posto per conoscere usi e costumi ed evitare di fare gaffe, Fu cos' che feci amicizia con una bella gelataia ed il suo stand appena fuori del porto, oltre che la sorprendente lupa nei meandri delle putride banchine del porto. Era una cagnona, che faceva paura solo a guardarla per il suo aspetto selvatico, un misto tra un pastore tedesco ed un lupo. Divenuta quasi una mascotte, io ed altri colleghi le portavamo un pò di cibo, nel rudere di barcone , dove aveva appena dato alla luce tre bei cucciolotti. Gradiva quelli da asporto che compravamo in quantità sufficiente tenendo conto anche delle sue esigenze. L’immissione in Teatro mi era suonata come una specie di contentino. Infatti, per una serie di circostanze ero stato costretto a rinunciare ad un Master universitario indetto da Roma 3, in operazioni di pace. Confidavo nella considerazione dei miei superiori invece quello che pochi anni prima sembrava ininfluente, in quella circostanza contava più di ogni altro. Mi ero illuso forse per le due esperienze sul Kashmir(1993-1994) e Medio Oriente(1997) quale osservatore militare. Le stesse che erano state valutate dei titoli, dalla commissione universitaria, per la frequenza del master. La questione di lana caprina stava nel Corpo d’appartenenza. Motivazione messa da parte, all’epoca, quale riserva dello Stato Maggiore, sebbene appartenessi ad un Servizio(°), per coprire delle vacanze venutesi a creare improvvisamente. Mi si consigliava di mettermi, addirittura, in aspettativa, senza stipendio e con una moglie separata da mantenere. Con quell’incarico vista la mia rinuncia a qualcosa che avrebbe potuto cambiare la mia vita. Lo arricchii , tra un arrivo e partenze di truppe, mi detti così il compito di recensire un quotidiano, scritto in inglese che bontà loro, l’autorità portuale ci passava quasi quotidianamente. Inviavo, quasi giornalmente al mio comandante , i miei resoconti e le mie controdeduzioni a Pec. Stupii quando scoprii che nella terra di Aristotele, i cittadini malcelavano le simpatie per i Serbi, ai quali li legava la comunanza di credo cristiano ortodosso, conseguenze dello scisma d’oriente, in contrasto con l’irredentismo Kosovaro. Fu per puro caso che venni a saper che a data da determinare un contingente del San marco, oggi Brigata Anfibia della Marina, era in arrivo per agire in Mitrovica. C’erano già cartelli, in giro che inneggiavano alla pace ma dello sbarco nessun dettaglio. Restammo muti agli interrogativi di un Generale Statunitense. Questi dimostrò interesse per il Nostro Lavoro , durante il colloquio, capii che Lui aveva già qualche elemento su una non meglio specificata dimostrazione antimilitarista che avrebbe avuto luogo a breve scadenza. Notiziai con un rapporto la visita, lo inoltrai via fax al mio comando a Pec senza risposte circa lo sbarco dei Soldati di Marina. Mi premeva fare bene il mio lavoro, ben comprendendo la necessità di agire in sicurezza. D’iniziativa decisi di chiedere notizie al Comandi di Vertice Interforze, dove si monitoravano e programmavano i movimenti delle truppe da e per il Kosovo. Faxai un messaggio informale sulla scrivania di un collega pregandolo di passarci le informazioni, stigmatizzando, testualmente che avremmo fatto una figura di merda senza la conoscenza dei dettagli. Ancora oggi ho dei dubbi se fu casualmente o volutamente che tale comunicazione dalla scrivania di un clerk, si spostasse fortuitamente o volutamente su quella di uno dei Capi al vertice. Quella di un alto ufficiale di Marina, lo stesso che alcuni anni dopo trattò inizialmente la questione dei due Marò in India. Fu così che venne chiesta spiegazione al mio comandante, a Pec , il quale guarda caso, al temine del suo turno in Teatro, ere in tema di trasferimento , destinato a ricoprire un incarico alle dipendenze proprie di quell’ ufficiale. Quale migliore occasione per farsi bello con il suo futuro superiore nel comminare un bel procedimento disciplinare nei mie confronti , sollevarmi dall'incarico rispedendomi in Italia. La comunicazione, oggi si direbbe , in epoca di IA , divenne virale e mi fu ordinato di rientrare per il rapporto nel merito ai miei diretti superiori. Quasi contemporaneamente a quest’ordine, arrivarono, a Salonicco, dall’Italia, con un volo, due colleghi , titolati di Stato Maggiore, dipendenti del comando di Centocelle, ignoravo e ne fecero mistero su quale fosse realmente il loro compito. A parte l’evidenza di una ipocrita manata sulla spalla, facendomi sentire un coglione. In serata, erano circa le 22 quando quando sbarcarono con tutti gli assetti i Soldati di Marina. Poco prima di mezzanotte formatasi la colonna, all’uscita dall’area portuale furono accolti da un coro di bella ciao, da una sassaiola in cornice di greco moderno e di parolacce in italiano ovviamente nascoste da bandane e caschi. Furono i nervi saldi dei ragazzi e dei loro comandanti che malgrado i tentativi di provocazione, evitarono che la situazione degenerasse. La polizia, forse allertata dall’autorità portuale, arrivò al culmine della confusione, si limitò a fare un pò di spauracchio ai dimostranti , con lo sfollagente all’inglese, senza assetto di sommossa. In contemporanea , dette modo al convoglio di ricompattarsi e incolonnarsi, movimentarsi, guidandolo fuori città. A notte inoltrata inviai un messaggio all’ufficiale di servizio al comando perché riferisse sull’accaduto e nel contempo confermai la mia partenza per il mattino successivo con un trasporto di militari che rientrava a Pec. Mi accinsi quindi a trascorrere l’ultima notte a Salonicco, con dentro un misto di rabbia e tristezza. Al tramonto sentii raspare la porta del bugigattolo dove dormivamo, mangiavamo ed esercitavamo il compito assegnatoci. Era lei la cagna, sorpreso in quanto poco prima le avevo portato alla sua cuccia del cibo. Sul vano della porta, si alzò sulle gambe posteriori e poggiandomi quelle anteriori sulle spalle, mi fece paura. Fugata quando con il muso, cercò di leccarmi le guance come volesse baciarmi. Quella scena mi commosse rammentandomi il ricordo di un’altra, la settimana prima, quando, con un ululato lacerante , mi aveva salvato da un muta di cani randagi, consentendomi di passarvi nel mezzo, indenne. Era senza dubbio la padrona del porto, a suo modo esprimeva il suo rammarico per la mia partenza. Tra tutti gli esseri viventi quella bestiola, unicamente, mi consolò di quei quaranta giorni trascorsi in Operazioni, secondo l’art 5 del trattato NATO, per il Kosovo. All’arrivo a Pec, dopo ore di viaggio a bordo di un Veicolo Tattico, subii un provvedimento disciplinare per avere scritto “nella merda”. Per il medesimo in base a certe disposizioni del comandante delle Forze Operative Terrestri, fui rimpatriato. Il fatalismo nelle forze Armate è bandito poiché tutto si può attuare, se le capacità, l’ardimento e l’addestramento sono adeguatamente calibrate al compito da assolvere . Però quello scivolone all’uscita dell’infermeria, prima della partenza, in caserma, dopo l’inoculazione dell’ennesimo vaccino, probabilmente era un segnale che di quell’esperienza avrei potuto probabilmente farne a meno. Ripensandoci mi ritenni fortunato; la riconoscenza di quella bestiola ha contribuito a colmarne in parte l’amarezza. Uno di quei gesti, tra i tanti dei cani , per i quali si dice spesso di loro che manchi la sola parola. Riccardo Diasparro(riccadiaspa) 24/02/2026-
Nota(°) Il Corpo automobilistico dell’Esercito Con decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490, il Corpo è confluito nell'attuale Arma dei Trasporti e dei Materiali (TRAMAT), formalmente istituita nel 1998, estendendo le competenze dalla sola motorizzazione alla gestione logistica totale. Agli ufficiali ed al personale, oltre alle precipue funzioni di tutta la logistica terrestre, sono stati concessi oneri e prerogative che prima di quella data erano solamente di competenza delle varie Armi dell’Esercito.Fra tutte quelle di esercitare il servizio di Osservatore militare nell’Ambito UE e ONU, funzioni che prima d’allora erano principalmente affidate a personale delle Varie Armi e dei Carabinieri.Poi a quei tempi, le divisioni tra la categoria ufficiali, parlo dell’esercito, era accentuata, tra i provenienti dalla’accademia militare, quelli passati in spe, dai complementi , come il sottoscritto, ed un ruolo così detto speciale unico, fatto per i marescialli che vincevano il concorso da ufficiali e per quest’ultimi per incarichi da ausiliari; un divide et impera secondo un’antica ricetta romanica, tutt’ora in auge anche in altri ambienti.(n.d.r.)
Pubblicato 25/02/2026 alle 11:01 su liberamenteitaliano.blog
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